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Update giugno 2011

 

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Costrini con Mariano Apa e Franco Foschi, Recanati, 2002

Costrini con l'On. Franco Foschi, ass. alla Cultura di Recanati, 2002

Costrini con lo storico dell'arte Mariano Apa, Recanati, 2002

Costrini in un'intervista, Recanati, 2002

Mariano Apa, Recanati , 2002

Costrini con l'On. Loriana Stella, Orvieto, 2002

Costrini con Armando Ginesi ad Ancona, 2004

Costrini con Armando Ginesi a Pieve Torina, Macerata, 2005

Costrini con Mara Albonetti al Canovaccio-Studio del Canova, Roma, 2004

Mrs. Anne Armstrong, Roma, 2007

Costrini con il critico A.M.Barbagallo ed il gallerista C. Morleni, alla inaugurazione della personale alla Galleria Pentart, Roma 2008

Costrini con il gallerista E. Polizzi ( Il Bracolo, Arte Contemporanea), la critica S. Aletta, e la poetessa F. Bianchi. Roma 2008

RC con Andrea Romoli Barberini, al Bracolo, per la Mostra Miraggi, Roma 2010

RC con Saverio Ungheri e Sarina Aletta, 2010

RC con Romoli Barberini e Isabel Sadala, al Bracolo, 2010

Costrini con Alessio Brugnoli, alla Galleria Il Bracolo, Roma 2011

 

Principali citazioni e testi critici

 

 

A.R. D’Antona (Associazione culturale Il Salottino di Roma) (1982)

Paesagismo onirico con sfumature cromatiche;  sensibilità ed amore per il bello.

Cesare Ardini (Giornalista RAI) (1986)

Il cielo azzurro, il bianco delle case, gli alberi nelle varie colorazioni stagionali. Il silenzio della campagna, sono gli elementi ricorrenti nella pittura talvolta onirica di Costrini. La visione delle sue opere invita alla riflessione; è una sosta alla vita frenetica di tutti i giorni. Il gioco delle luci è una speranza per il futuro, un inno alla gioia di vivere, una tranquillità da vivere interiormente che supera le contrarietà che il quotidiano ci riserva.

 

Nuova Arte 2000, Giorgio Mondadori Editoriale (2000)

Osservando le opere paesaggistiche di questo pittore, crediamo sia giusto citare quanto scriveva il famoso pittore   inglese John Constable (1776-1837) e cioè : "Questi luoghi mi sono cari, perché a loro devo se sono diventato un   pittore"...Questo pittore romano non solo comprende una realtà per lui nuova, ma fa anche una buona pittura:   che è quel che conta.

 

Mariano Apa ( Professore di Storia dell'arte, Università dell'Aquila) (2001)  < cliccare per il testo completo

Al rumore e dunque alla frenesia della perdizione, Costrini presenta il valore del Silenzio come sospensione e come consapevolezza del ritmo del respiro giusto e soporoso. La sua pittura diluisce la luce, l'odore di erbe, e sapori di nuvole e di camini ritrovati in prospettive dilatate. I suoi paesaggi sono serene pennellate adagiate sulla superficie della tela nella meridiana luminosità di autunni appena venuti o di primavere appena sopraggiunte.

Barbara Vinciguerra (Critico d'arte) (2001)  < cliccare per il testo completo

.... Altro tema che Costrini affronta con interesse sia nelle sculture, che nei dipinti e nei disegni, è quello del ritratto o del nudo. Il nudo, sosteneva Renoir " è una forma indispensabile dell'arte", così le sue donne sono ritratte in interni e colte in atteggiamenti spontanei, accattivanti e seducenti, le sue creature vivono pienamente la loro fisicità; anche questo è il suo grande merito....
 

Mara  Albonetti  (Direttrice artistica, Galleria Il Canovaccio- Studio del Canova, Roma ) (2003)   < cliccare per il testo completo

.... Le ultime opere su Roma sono quelle che preferisco, forse perché amo i luoghi che dipinge: il pulcino della Minerva, lo scorcio del cortiletto di una vecchia casa con una bici appoggiata al muretto rosso, Piazza Fontanella Borghese con gli ombrelloni bianchi.... Sono dipinti bene eseguiti e pieni di una sottile poesia.

Armando Ginesi ( Prof. Emerito di Storia dell'arte, Università di Macerata) (2005) < cliccare per il testo completo

....Dopo avere scandagliato a fondo l'universo delle immagini verosimili, ancorché sempre , compiute, quasi esaustive, dettagliate al pari del reale autentico che le ha ispirate, adesso Costrini sembra decisamente volersi avviare lungo una strada nuova....da un punto di vista formale l'immagine abbandona l'icasticità e di essa si fanno più sfumati i contorni a vantaggio di una accresciuta poeticità del segno. Insomma è come se la sua pittura dalle cose passasse ad interessarsi delle atmosfere. Anche il colore compartecipa al processo di trasformazione, si fa più caldo, più sostanzioso, ricco di vibrazioni interne alla sua nuova dimensione materica. Il dettaglio assume il ruolo del protagonista e racconta di sè, della ricchezza che contiene, del suo esistere, a prescindere dal dato di verosomiglianza di cui è ( ma forse sarebbe meglio dire era) parte. In qualche modo il realismo delle origini si sta avviando verso una direzione che odora di astrazione....sulle vele diventate pretesto formale per liberi e dinamici giochi di volumi e di colori, come fossero tante "compenetrazioni iridescenti" di futurista e balliana memoria....

Francesco Petrucci ( Arch. Curatore del Palazzo Chigi in Ariccia )(2007)

        Nelle opere recenti di Costrini, si rappresenta il percorso della vita attraverso una metafora; la metafora della barca, strumento con il quale l’uomo mostra le sue emozioni, inquietudini, le sue difficoltà; così si rappresenta il concetto della competizione, della sinergia, dell’inizio del viaggio dopo il distacco dalla madre. Nello sviluppo del racconto, si riconosce la omologazione inconsapevole dell’uomo, verso la quale, non tutti però, si conformano. L’uomo si intravede sperduto tra la folla, che vaga senza una meta, animato da movimenti browniani, caotici, che confondono e fanno perdere la direzione. Ma in molti casi, la condizione di totale omologazione, è solo apparente. Ad una analisi più intima e profonda  si scoprono tra gli individui delle differenze abbissali dove ciascun essere rappresenta una identità a se stante essendo provvisto di proprie peculiarità. E’ la cellula che fa vivere l’individuo più complesso, solo se si sincronizza con altre cellule,  ciascuna delle quali  deve essere dotata di competenze diverse, che una volta integrate tra loro, sono in grado di creare un organismo più sofisticato, in grado di possedere funzioni più complesse rispetto all’entità biologica primordiale.…ma allora la molteplicità cellulare necessaria per la creazione di un organismo vivente è concettualmente assimilabile ad una unità? Anche se formata   da tante  subunità complementari? Questo è il punto...la sfida tra l’uomo consapevole e l’umanità inconsapevole…

    In questa mostra sono esposte alcune delle opere recenti più significative realizzate dopo il 2005, periodo durante il quale l’artista ha sviluppato sempre più un linguaggio di trasformazione passando da una figurazione di tipo più tradizionale ( Mariano Apa, catalogo delle Mostra Personale itinerante Luoghi del Silenzio, Castelgandolfo, Recanati, Orvieto), ad una di tipo più informale, fino a raggiungere un linguaggio carico di simboli che  testimonia anche l’ingresso verso l’astratto ( Armando Ginesi, Catalogo Dalle Cose alle Atmosfere, Mostra Personale Palazzo del Rettorato, Ancona; Lucilla Niccolini, Corriere Adriatico, giugno 2005). Il lavoro di lenta trasformazione è proseguito per tutto il 2006, con la produzione di una ulteriore serie di opere dal carattere fortemente surreale; alcune di queste sono state esposte a Ferrara presso il Castello Estense, nel luglio 2006 ( Metafora della barca, dal catalogo della 3° Biennale d’Arte Internazionale e contemporanea di Ferrara). Nel 2007, il lavoro artistico è diventato ancor più concettuale ( Serie di Libera-Azione, People, Differenze abissali) ponendo l’attenzione sulle peculiarità e diversità individuali che esistono,  resistono e si ribellano al processo di omologazione rivendicando la propria individualità. Tale produzione non ha soppiantato del tutto il figurativo informale che di tanto in tanto riappare, come negli ultimi lavori ( Stroghet, Copenaghen, Vu cumprà di Barcellona, Spirito di squadra, Caccia alla volpe, Alnwick).

 

Alfredo Maria Barbagallo ( Critico d'Arte) (2008)

   E’ normalmente inconsueto, per una visione critica, iniziare una esposizione ideale dalla presentazione di un’opera singola.

Ma va detto come “ Barca veneziana”, appartenente al ciclo lagunare di Renato Costrini, quanto meno a giudizio di queste note, non possa che rivestire le caratteristiche essenziali e determinanti di un’”opera prima”.

Pastosità delle tinte, composizione sognante, attenta misura delle forme, e quella misteriosa formula di equilibrio artistico denominata “ ispirazione”, segnalano l’eccezionale gradevolezza di questa opera, inserita in un contesto di pronuncia artistica sempre di livello rigorosamente elevato. Renato Costrini sembra apparire, in ogni sua produzione, come artista di impeccabile stilizzazione formale e di considerevole sensibilità nella grande scelta di base di soggetti e composizioni .  Tutto, in Renato, è poesia d’arte e capacità di risultato emozionale. I due policromatici People, di affascinante completezza di rilievo, e di serena complessità di rappresentazione; la tensione quasi psicoanalitica del difficile “ Ragazza di fianco sulla sedia”; la gentilezza venata di malinconia dei figurativi “Edicola “ e “ Muri de Roma”.

L’Autore riesce quindi così nel difficile esercizio di coniugare forme espressive del tutto differenti in una sintesi d’arte che pone alla sua base una delle più grandi qualità della rappresentazione pittorica: l’eleganza, resa appunto termine costante di valutazione.

Eleganza che, anche qui, riesce ad esprimersi nettamente in sensibili, dinamiche ed attente rappresentazioni di postura al nudo femminile;  posture in cui è presente una carica seduttiva che è connessa alla dolcezza vitale, e che l’artista riesce a comprendere e descrivere nei suoi atteggiamenti più profondi, di compostezza figurativa in una società esterna ormai dominata da una abbruttente volgarità.

Mentre gli equilibri cromatici – giudizio di assoluta centralità, nell’ambito di ciò che la pittura stessa contiene ed esprime – appaiono netti e lucidamente misurati da un equilibrio rappresentativo di grande finezza e di altrettanto grande capacità compositiva, frutto di una costante evoluzione all’arte; caratteristica di notevole importanza, su cui l’Autore riesce a non fasi dominare dal momento emozionale puro, ma a rimarcare la figuratività nel suo aspetto più riflessivo e profondo.

Dove, quindi, Renato Costrini andrà ? Verso che modelli estetici da raccontare, progettare, linearmente disegnare e validamente esprimere?

Nell’ambito di ciò che conosciamo dalle sue opere, Renato va andando ad un modello di libertà artistica molto vissuta; una libertà che significhi validità soggettuale e misura rappresentativa.     

 

Andrea Romoli Barberini ( Critico d'Arte )(2010)

Renato Costrini: Sguardo Nomade

( Dal Catalogo della Mostra " MIRAGGI " )

     Se per agevolare la messa a fuoco di una ricerca pittorica articolata e complessa come quella di Renato Costrini si intendesse prendere le mosse da una parola chiave, un ideale punto fermo da cui avanzare ed osservare analiticamente le componenti stilistiche che ne caratterizzano lo sviluppo, passando, come in una spettacolare zumata, dal totale del suo corpus al particolare dei diversi momenti che lo costituiscono, certamente un termine quale " nomadismo ", nella sua accezione più nobile, per quanto abusato negli ultimi anni, potrà risultare di grande utilità. E' estremamente difficile infatti, individuare nel caso esaminato un elemento particolare, una cifra inequivocabile, costantemente riscontrabile nella suggestiva molteplicità dei fronti della sua indagine, tanto connotante da potersi sostituire alla sua firma.

E questo perché Costrini, e anche da ciò si evidenzia l'attualità del suo approccio con la pittura, non appartiene alla schiera di quanti, nell'arte, trovata una soluzione accattivante ed efficace,anche e sopratutto in termini di riscontri di mercato, si affidano alla pedissequa ripetizione ad oltranza di se stessi, ma, al contrario, procede nella sua ricerca, producendo percorsi molteplici, talvolta al limite della contraddizione, che scaturiscono da ispirazioni diverse che, da e tra loro, si sviluppano e si intersecano nel tempo. L'ossessione dell'immediata riconoscibilità e attribuzione dei manufatti, vero e proprio morbo ampiamente condiviso nell'ambito delle arti, troppo spesso erroneamente interpretato come riscontro visibile di una personalità forte e definita, non lo sfiora neppure. Nobilmente nomade è quindi lo sguardo di questo artista, sensibilissimo alle mille seduzioni della quotidianità. Sguardo che va letto come momento primo, ideale luogo di partenza da cui scaturisce la necessità di manipolare l'esperienza vissuta e osservata per rileggerla, reinterpretarla e tradurla in forma e colore in una prassi pittorica, generatrice di una molteplicità di linguaggi diversi che, tanto in termini formali, quanto di contenuto, si dipana. per così dire, per vie parallele, talvolta con imprevedibili fughe in avanti, cui possono far seguito brusche interruzioni, apparenti abbandoni e pentimenti, subito smentiti da ritorni, recuperi, approfondimenti.

Il lavoro di Costrini non segue quindi un andamento lineare. E pur tuttavia questo procedere discontinuo e sincopato non deve trarre in inganno perché non esclude, a ben vedere, una sua insospettabile, e proprio per ciò doppiamente apprezzabile, coerenza. Pertanto, proprio in virtù di queste caratteristiche, è difficile se non impossibile, dividere tali opere in cicli  perfettamente aderenti a determinate parentesi cronologiche, identificabili con esse. Più efficace e, dato il caso, metodologicamente  più corretto, è invece individuare e seguire i diversi percorsi della sua pittura, che come fiumi carsici avanzano, sembrano interrompersi e sparire per riemergere e ricomparire più oltre, trasformati, con rinnovato vigore.

Fondamentale luogo di partenza di questo articolato viaggio pittorico è il Realismo. Non quello " impegnato ", memore ed erede dei contadini di Millet e degli spaccapietre di Courbet, quanto piuttosto quello dei paesaggisti di Barbizon, come acutamente segnalava Armando Ginesi, più attento a cogliere, nel genere del paesaggio, certe seduzioni della natura. Un luogo poetico, questo degli esordi della pittura di Costrini, peraltro omesso nella selezione delle opere proposte in questa mostra al Bracolo, per nulla trascurabile perché rappresenta un momento di imperscrutabile autodisciplina tecnica impostata sulla necessità di una fedeltà al vero, dapprima di matrice strettamente naturalistica, da conseguire ad ogni costo per acquisire quell'irrinunciabile consapevolezza fondamentale per avventurarsi nella sperimentazione e rompere il vincolo con la più attenta referenzialità dell'immagine.

Da queste iniziali esperienze, sviluppatesi rapidamente in direzione impressionista, è scaturita una sorta di necessità trasfigurativa, generatasi, quasi in sordina, attraverso progressive stilizzazioni e forzature cromatiche, giocate sui primari, nella maggior parte dei casi ispirate al tema del mare. Mercati del pesce  affacciati su porticcioli gremiti di pescherecci, affollamenti di piccole barche alla boa, cantieri navali e altre seduzioni venute dal mare rappresentano il primo indizio del fondamentale passaggio dall'impressione all'espressione, dall'oggettività alla soggettività dell'immagine. E' qui che avviene la rottura necessaria per fare dell'immagine e del tema scelto quasi un pretesto pittorico per raccontare se stesso, il proprio stato emotivo attraverso le licenze dal vero e la forza della trasfigurazione.

Il mare e la navigazione divengono presto preziosa metafora per rileggere, raccontare e commentare la straordinaria esperienza del vivere. Una metafora visiva che Costrini interpreta in diverse chiavi stilistiche, aprendo così la suggestiva stagione delle sue eclettiche sperimentazioni inseribili nel solco tracciato dall'avanguardia storica. Alle opere di più marcata cifra espressionista si affiancano, infatti, nello stesso torno di tempo, lavori dalla più audace sintesi plastica. Giocati su piani colore che si compenetrano con piacevoli effetti di un decorativismo memore degli arabeschi art nouveau, questi manufatti raccolgono e rielaborano gli echi e la vivacità cromatica di certo futurismo in un dinamismo calligrafico sempre più estremo. Ed è proprio da queste premesse che si apre, per Costrini, un ulteriore fronte di indagine, quello che sembra aver mollato gli ormeggi dalla certezza della figurazione per affrontare le tempestose e incognite acque dell'aniconismo. Si tratta, come suggeriscono i titoli, di una vera e propria liberazione dalla referenzialità dell'immagine. Il gesto si libera così in uno spazio non più condizionato dalla verosimiglianza e dalla linea d'orizzonte per presentare cosmiche e ampie spazialità che recuperano suggestioni kandinskiane. Ma anche questa accattivante scorreria nei territori dell'astrazione si interrompe o, per meglio dire, si trasforma in un rigenerato ritorno alla figura.

Sagome antropomorfe appena abbozzate si affollano ora sui supporti, evidenziando nell'esuberanza cromatica l'unico punto di contatto con le ricerche del passato recente. Non si tratta di un pentimento, questa fase di Costrini, probabilmente la più matura e solida per la forza dei contenuti, è un adattamento delle passate sperimentazioni finalizzata non più alla narrazione pittorica di un fatto o di una memoria, ma all'analisi più severa della condizione umana.

Un'analisi pittorica, fredda e puntuale, che sembra indicare nella standardizzazione dell'individuo, dei suoi bisogni e sogni la causa principale dell'angoscia dominante nel nostro tempo inquieto.

 

Sarina Aletta ( Poeta e Attrice)(2010)

Indagine Poetica

( dal Catalogo della Mostra " MIRAGGI " )

     Come scoprire l'essenza e il movente di chi si cerca e si racconta, viaggiando tra razionalità scientifica, arti visive, sogni e giochi di parole su carta? Per arrivare a formulare ipotesi, caduto il sospetto di volubili passioni, ci si pone inevitabilmente una domanda: che cosa spinge l'umano a tentare nuove forme espressive, affrontando ogni volta la vetta di una tecnica sconosciuta, se non la voglia irresistibile di scoprire il proprio linguaggio ideale, quel passaggio segreto che permetterà di entrare...nelle profondità dell'altro, riuscendo infine ad incontrarci? Apparentemente è la scrittura che riesce a svelare di noi più di quanto vorremmo anche se poi la parola essendo nuda e rigida, talvolta algida, riesce a celare quelle intime sfumature, che appunto, vengono definite...indicibili. Solo la poesia può riuscire, in un processo di sintesi, pur nel gioco di inevitabili maschere, a scivolare in profondità sconosciute, scovando segreti dell'anima sbarrati ermeticamente...anche a noi stessi.

Renato Costrini

nel sommesso clamore di misteriose voci interiori, ricordi e nostalgie che mai divengono rimpianto, rivela un pensiero chiaro, sempre positivo, che si completa armonioso coltivando un'accesa fede nel bello e serene certezze di poterlo trovare. Lo stesso respiro ampio e propositivo che ritroviamo nella morbidezza del paesaggio pittorico. Climi ineffabili che la scrittura riprende e riporta in pacate geometrie del ricordo più lontano: luoghi della memoria dove pulsa eterno e necessario l'amore primigenio per la madre: grembo immenso che crea, accoglie e consola. Forse unica certezza che torna come Inno alla Terra nell'apoteosi del concreto pittorico ma anche sostanza d'ineffabile fascino celeste lontana e vicinissima che si congiunge all'assoluto nell'ondeggiare tra cielo e terra in eterno delirio. Un mondo di sogni, immagini e parole che si confondono a racconti sospesi nel passo della favola, brevi parabole o semplice filosofia della vita nel piacere di riportare tutto ciò che è complesso alla massima semplicità. Anche la solitudine, nel mondo poetico di  Costrini, è una dea gentile splendida nell'ecoo malioso del suo canto, così, nella passione insaziabile per la figura umana, il mistero del corpo è fonte eterna di ispirazione, dall'essenzialità del disegno alla complessità della pittura. E ancora, tra parola e segno, affiorano dolci paesaggi ritrovati sulle labbra del ricordo, come il volto di Venezia ricreato nel passo della favola in un sogno tenero che rimanda piaceri e lievi nostalgie. Poi...fughe di barche e vele piene di vento in delirio di colore intense e barocche...come il canto dell'arte e l'odore del mare; pennellate calde e parole di saggezza, senza rimpianti. Infine, Renato, ci prende per mano parlando piano, come di parla a creature che ancora non sanno nulla della vita e guidandoci dolcemente a rinascere ogni giorno in noi stessi, ci confida tre parole magiche: " Ascolta il silenzio ".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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